Paola Quadrelli – Alexander Kluge, Chi dice una parola di consolazione è un traditore. 48 storie per Fritz Bauer
[ trad. it. di B. Ricceri e A. Ruchat, Ibis, Como-Pavia 2024 ]
«La morte deve essere abolita, questa maledetta porcheria deve finire. Chi dice una parola di consolazione è un traditore della solidarietà di tutti gli esseri umani contro la morte»: questa la curiosa invettiva di Bazon Brock del novembre 1967 contro la morte di Siegfried Kracauer da cui ha origine il titolo del libro di Alexander Kluge (Halberstadt 1932), regista, scrittore e saggista, purtroppo poco presente nel dibattito culturale italiano.
La morte contro cui “protesta” Kluge è la scomparsa di Fritz Bauer (1903-1968), che nel suo ruolo di pubblico ministero istruì i processi di Auschwitz a Francoforte e rivelò al Mossad l’indirizzo di Adolf Eichmann in Argentina. Kluge conobbe personalmente Bauer, che del resto appare anche fugacemente nel film klugiano del 1966 Abschied von gestern, e a lui è dedicato questo originalissimo libro, uscito in Germania nel 2013, che raccoglie 48 storie, brevi o brevissime, incentrate su vicende umane ruotanti attorno alla Shoah e impastate di realtà e finzione. La figura di Bauer incornicia, per così dire, queste storie: egli compare, infatti, solamente nell’Introduzione – una straordinaria rievocazione del funerale del procuratore, condotta con sapienza cinematografica – e nella dedica finale. La formazione registica dell’autore è percepibile anche nella raffinata drammaturgia con cui è composto il libro; le singole storie sono infatti “montate” secondo principi di analogia e rimandi interni più o meno evidenti e formano un ordito complesso che si dipana nel tempo e nello spazio, offrendo al lettore una pluralità di suggestioni. Sorprendente è innanzitutto lo stile di queste storie, che nella loro secchezza aneddotica ricordano le Kalendergeschichten di Johann Peter Hebel, un genere che fu peraltro rivitalizzato nel Novecento da autori che di Kluge furono maestri, come Brecht e Benjamin: l’impersonalità e la freddezza cronachistica cui si attiene l’autore (perfettamente rese nella versione italiana) generano effetti di straniamento – inevitabili, stante la mostruosità degli eventi narrati – e punte di sottile ironia.
Tanto unica fu la personalità di Fritz Bauer, che nel suo ruolo non poté essere sostituito da «nessuna delle giovani leve del Paese», quanto spersonalizzante è il sistema dello sterminio tratteggiato da Kluge. Tenenti, direttori di sezione, sottosegretari, diplomatici, ministri, comandanti supremi: le storie di Kluge squadernano una fosca teoria di “assassini da tavolino” alla Eichmann, di burocrati amorali che «amministravano l’orrore» (Amministrare l’orrore è, appunto, il titolo di una delle storie). Ne emerge un mondo senza giustizia, in cui è spesso il caso a decidere della vita o della morte delle persone, e in cui la responsabilità individuale sembra polverizzarsi in una incontrollabile catena di comandi.
Kluge delinea il destino umano come un campo ramificato in cui forze molteplici si intrecciano e si contrastano sortendo effetti talora imprevedibili e in cui il Bene, come ricorda lo Spinoza evocato nella terzultima storia, nasce «per vie traverse, senza che l’origine debba essere necessariamente un intervento di Dio o la bontà delle intenzioni». Il Bene scaturisce allora più da coincidenze fortunate che dalla volontà individuale: sorge per l’inceppamento imprevisto dell’ingranaggio dello sterminio o prende corpo involontariamente grazie a provvedimenti presi nel passato (vedi Spagnoli senza patria).
Per quanto permeato di amaro pessimismo, il messaggio del libro di Kluge, dedicato a una luminosa figura di giudice, non è tuttavia riducibile a un nichilismo amorale: la figura di Alberto Calisse, console italiano a Nizza che ospitò degli ebrei nei convalescenziari delle Alpi Marittime francesi, di cui Kluge narra in Comportamento generoso o, per contrasto, l’operato opaco dell’ambasciatore tedesco presso la Santa Sede, Ernst von Weizsäcker, testimoniano come l’azione umana sia pur sempre ancorata all’esercizio del libero arbitrio.

