[ trad. it. di S. Darghmouni e P. Piccolo, premessa di M. Ruocco, Crocetti, Milano 2024 ]
C’è voluto un genocidio. Ma alla fine Mahmud Darwish (1941-2008), il massimo poeta di lingua araba del Novecento, è approdato all’editoria mainstream. Lo pubblica Feltrinelli, che ha in catalogo anche l’eccellente volume di prose autobiografiche Una trilogia palestinese (2014), sotto le insegne della recentemente acquisita Crocetti Editore, nella collana «Kylix»: accanto ai Lirici greci, Emily Dickinson, Mandel’stam, Jaccottet. Un giorno forse approderà anche allo «Specchio» o alla «bianca» Einaudi, collane più consacranti ma pervicacemente eurocentriche. Uscita originariamente nel 2004, Non scusarti per quel che hai fatto è lontanissima dalle prime sillogi del giovane «poeta nazionale palestinese», quello di Carta d’identità: «Scrivi: sono un arabo. / Ti dà fastidio? / Hai rubato le mie vigne / e la terra che avevo da dissodare / non hai lasciato nulla per i miei figli / soltanto i sassi […]. / Allora scrivi: / non odio nessuno e neppure rubo / ma quando mi affamano / mangio la carne del mio oppressore» (1964). Da allora Darwish ha conosciuto l’esilio (Beirut, Tunisi, Parigi), ha attraversato il mito antico (specie l’Iliade, riletta da “poeta troiano”), ha calato la vicenda del suo paese nella storia mondiale (Penultimo discorso del pellerossa all’uomo bianco, 1992), ha detto definitivamente addio alla «poesia del dolore» (in Contrappunto, dedicata all’amico Edward Said nel 2005), e ha fatto dell’assedio subìto a Ramallah da parte delle IDF una meditazione sulla condizione terrena di tutti gli esseri umani (Stato d’assedio, 2002, una delle sue raccolte più belle, trova accenti prossimi al Divano occidental-orientale di Goethe: «Questo assedio durerà / fino a quando non avremo insegnato ai nostri nemici / passi della nostra antica poesia araba»).
Non scusarti per quel che hai fatto è dunque un’opera ascrivibile al saidiano “stile tardo”, sintesi estrema di un apprendistato umano e letterario con pochi eguali. In 47 liriche brevi e cinque poemetti più lunghi, Darwish metabolizza la storia degli ultimi cinquecento anni, dalla conquista delle Americhe al neocolonialismo, intessendo un paziente dialogo tra vinti e vincitori, ma anche tra forme lontane nello spazio e nel tempo, fino a ricomporre in unità la vita franta, hölderlinianamente dispersa in cocci, che contraddistingue la nostra modernità. È una poesia densissima, eppure al tempo stesso popolare, fitta di immagini tradizionali e originali, in cui nel giro di pochi versi convivono storia, erotismo, politica, affetti, natura e riflessione estetica. Spesso a partire dalla concretezza, tutta quotidiana, di un ricordo, come quello della stanza di adolescente nella poesia che dà il titolo al volume: «la noia di mezzogiorno nella sonnolenza di un gatto / […] il diwan di al-Hamaˉsah / la foto del padre / l’atlante dei Paesi / Shakespeare». L’io, mai autobiografico, si rifrange rimbaldianamente nel proprio fantasma («Je est un autre»), e dà voce, dentro di sé, al nemico, all’oppressore, così come all’amico, nell’ininterrotta conversazione con innumerevoli voci del passato e del presente: così in epigrafe Abuˉ Tammaˉm, poeta attivo a Baghdad nel IX secolo, si confronta con Federico García Lorca su che cosa siano patria e identità, e lo stesso Darwish fa a gara con Wyzława Szymborska nel «descrivere le nuvole», mentre nei poemetti finali dialoga con Omero e al-Mutanabbi, con l’egiziano Amal Dunqul e col greco Ghiannis Ritsos. «Disse Ritsos: “Ma Sparta si è spezzata / per l’ascesa dell’immaginazione ateniese. La verità / e la giustizia insieme sono gemelli vittoriosi” »: in versi così apparentemente ingenui da parere antichi, classici, può trovar voce una prospettiva di emancipazione. Distillando secoli di storia Darwish arriva ad affacciarsi sulla soglia di un’epoca che deve ancora venire, come nella magnifica Un altro giorno verrà, sintesi perfetta di poesia erotica e utopica: il giorno che verrà sarà «donna», e le colombe, simbolo degli amanti, dormiranno «in un carro armato abbandonato».