allegoriaonline.it

rivista semestrale

anno XXXVII - terza serie

numero 91

gennaio/giugno 2025

Alessio Baldini – Yascha Mounk, La trappola identitaria. Una storia di potere e idee nel nostro tempo

[ trad. it. di F. Pe’, Feltrinelli, Milano 2024 ]

Il giornalista Edward Luce ha dichiarato che la vittoria di Donal Trump alle elezioni presidenziali americane nel novembre 2024 rappresenta anche «una sconfitta dell’America dei campus» e delle élite progressiste formatesi nelle università statunitensi.
Luce si riferiva a un elemento centrale della campagna di Trump: l’attacco alla cultura politica dei movimenti sociali, delle istituzioni pubbliche e delle imprese private che promuovono i diritti di gruppi definiti su base identitaria per combattere l’ingiustizia sociale. La vittoria di Trump, sosteneva Luce, mostra come gli Stati Uniti siano un paese spaccato, in cui conservatori e progressisti non hanno più una cultura e una morale condivisi. Lo scienziato politico Yascha Mounk ha cercato di dimostrare come correnti di pensiero di destra e di sinistra siano responsabili di questa frattura. In Il popolo vs la democrazia (2018), Mounk aveva mostrato come il risorgere del populismo autoritario e dell’etnonazionalismo rischino di erodere il consenso che sorregge le democrazie liberali. Nella Trappola identitaria Mounk si occupa del pericolo opposto e simmetrico rappresentato dalla sinistra radicale, il cui pensiero è dominato da quella che chiama la «sintesi identitaria». Combinando storia delle idee, sociologia della cultura e filosofia politica, Mounk ricostruisce la genesi di questa cultura politica, ne offre una diagnosi critica e propone un’alternativa.

La prima parte della Trappola identitaria è una genealogia intellettuale. La «sintesi identitaria» emerge dall’amalgama fra il post-strutturalismo di Michel Foucault e Jean-François Lyotard, il postcolonialismo di Edward Said e Gayatri Chakravorty Spivak, e la teoria critica della razza di Derek Bell e Kimberlé Crenshaw. Ad accomunare queste tradizioni è il rifiuto dell’idea che esistano una verità oggettiva e delle norme morali neutre e universali. Il pensiero identitario eredita questo scetticismo, secondo cui ogni forma di conoscenza e di azione morale o politica è “situata” e va ricondotta alla posizione che la persona occupa nel mondo sociale. Per svelare la verità e promuovere la giustizia sociale bisogna dunque vedere il mondo attraverso «il prisma delle categorie identitarie come razza, genere e orientamento sessuale». Antoine Compagnon, Vincent Descombes, David Bordwell e Noël Carroll avevano già ricostruito e criticato l’ascesa della teoria post-strutturalista. Mounk è il primo a spiegare come la koiné post-strutturalista si sia tramutata in un pensiero identitario con un programma politico, sottolineando l’importanza di due meccanismi centrali della trasmissione culturale: i media e l’educazione. Nella seconda parte del libro, Mounk mostra come l’effetto combinato dei social media e della formazione universitaria abbiano trasformato la «sintesi identitaria», che era confinata dentro le università, nella cultura politica delle élite e delle classi medie progressiste attive nei media, nelle imprese private e nelle istituzioni pubbliche statunitensi. Questa cultura politica è secondo Mounk una “trappola”, come indica il titolo del libro, perché attira le persone che aspirano a creare una società più giusta, spingendole però a segregarsi in gruppi sociali separati che si contrappongono al resto della società senza cercare di costruire alcun consenso.

Riprendendo un’intuizione confermata da numerosi esperimenti di psicologia sociale, nella terza parte della Trappola identitaria Mounk insiste sul fatto che spingere le persone a identificarsi con un gruppo finisce per rafforzare le divisioni e inasprire i conflitti sociali. La via d’uscita dalla “trappola identitaria” per la cultura progressista, a cui Mounk dedica la quarta parte del libro, è il recupero dell’universalismo pluralista e dell’idea di un dibattito pubblico basato sulla ricerca della verità e mirato alla creazione di regole neutre attraverso cui cercare di realizzare una società più giusta come progetto comune.