Raffaele Donnarumma – Elena Porciani. Elsa Morante, la vita nella scrittura
[ Carocci, Roma 2024 ]
Elsa Morante, la vita nella scrittura è il risultato degli studi che, da circa vent’anni, Elena Porciani dedica alla scrittrice. È un vero «profilo intellettuale» (p. 21): biografia e analisi testuale si intrecciano, tenendo presenti molti materiali dispersi o inediti e concentrandosi sullo «spazio autobiografico» «implicato » nella scrittura (p. 16). Ne viene un ritratto complessivo non solo guidato da idee interpretative chiare e passate al vaglio di una lunga ricerca, ma estremamente ricco, informato e attendibile: uno degli strumenti migliori per chi oggi voglia avvicinarsi a Morante e alla critica su di lei. La vicenda della scrittrice è scandita in fasi che rendono ragione di effettivi mutamenti di scrittura e di poetica; sebbene, per un altro verso, Porciani punti sulle invarianti di «un immaginario fissato in un nucleo di riconoscibili costanti e schemi narrativi» (p. 22). Anche per questo, alla produzione giovanile (e addirittura infantile) è concesso un particolare interesse: tale, anzi, da far rimpiangere che molti testi (dal primo romanzo, Qualcuno bussa alla porta, ai racconti esclusi dallo Scialle andaluso e dai Racconti dimenticati) siano così difficilmente reperibili.
È stata Morante stessa a confessare: «Per quanto creda sempre di inventare, ogni narratore, pure nella massima oggettività, non fa che scrivere sempre la sua autobiografia» (cit. a p. 197) e, almeno a partire da Garboli, il nesso vita-scrittura è un topos di molta critica morantiana. Porciani sa però che seguire sino in fondo questa strada comporta dei rischi e respinge «una certa vulgata ancora troppo propensa ad avvolgere Morante nello stupore mitizzante da lei stessa […] contraddittoriamente alimentato» (p. 16) (e sarebbe interessante capire come questa leggenda si sia propagata in un corpus nutrito di biografie più o meno romanzate e in alcuni testi letterari). Non credo che questa porosità tra opera e biografia (o, diciamo meglio, la sua rivendicazione) debba stupire: lo schema vie et oeuvre è un paradigma ben diffuso dall’Ottocento a oggi, fra critici e scrittori.
Semmai, stupisce in Morante il modo sempre mascherato, obliquo, pulviscolare con cui la materia autobiografica si insinua nelle autobiografie dei suoi personaggi fittizi. Il caso Morante parla perciò di una ferma volontà di evitare l’autobiografia in senso proprio anziché di un’adesione ai suoi codici: una conferma al paradigma dell’«eccentrica modernità» di Giovanna Rosa, che infatti Porciani fa proprio (p. 19). Per gli stessi motivi, non sono convinto che La Storia offra «l’inedito scenario di “un io di Elsa Morante”, che muove dalla volontà di rappresentare la propria persona reale come parte della stessa comunità a cui appartengono i personaggi: una Elsa-nel-testo, che […] vuole entrare con tutta sé stessa nel tessuto testuale» (p. 255). È comune che il romanziere ottocentesco parli come persona reale (ne ha scritto Pennacchio in Eccessi d’autore); e ci sono autori novecenteschi in cui l’interferenza è più esplicita (Pasolini in Petrolio, richiamato di recente da Savettieri) o più corposa e ambigua (Gadda nell’Adalgisa). Morante nella Storia resta più cauta, sebbene giochi su un effetto di presenza e partecipazione. È senz’altro vero che «la variegata fenomenologia dell’io narrante nel testo [della Storia] non può essere ridotta a una onniscienza eterodiegetica», date le «improvvise emersioni della prima persona » (p. 253); ma allora, converrebbe pensare a una formazione di compromesso fra emersione della voce dell’autrice (cioè, proprio di Elsa Morante) e nascondimento della sua persona.
Al di là di questi aspetti, l’analisi di Porciani resta coerente e ragguardevole per estensione e profondità. Vengono così suggeriti i contorni di una “funzione Morante” che merita senz’altro indagini ulteriori e specifiche, anche riconsiderando un antifemminismo che Porciani dimostra essere stato meno lineare e pronunciato di quanto spesso si dica (p. 25). Su basi così solide, definire l’eredità di Morante (e non solo fra altre scrittrici) sarà meno arduo.

