allegoriaonline.it

rivista semestrale

anno XXXVII - terza serie

numero 91

gennaio/giugno 2025

Bernardo De Luca – Andrea Agliozzo, Mutarsi in altra voce. Metrica, storia e società in Franco Fortini

[ Quodlibet, Macerata 2023 ]

In Categorie italiane, Agamben lamentava l’assenza di «una filosofia della metrica». In realtà, un esempio era disponibile nel panorama italiano, sebbene non sistematico: i saggi metrici di Franco Fortini. Il merito principale del libro di Andrea Agliozzo è proprio quello di aver sistematizzato i disiecta membra di questo capitolo della teoresi fortiniana, che si distribuisce in due momenti: il primo, costituito da tre saggi pubblicati alla fine degli anni Cinquanta (Metrica e libertà; Verso libero e metrica nuova; Su alcuni paradossi della metrica moderna), poi rifluiti nella prima edizione dei Saggi italiani, in una sezione dedicata alla metrica e alla traduzione; il secondo, rappresentato da un unico contributo, inizialmente concepito per un intervento orale, poi pubblicato su «Quaderni piacentini» nel 1981, con il titolo Metrica e biografia. I due tempi sono anche indice di una divaricazione e di una frattura.

Nei primi tre saggi, Fortini ipotizza la nascita di una nuova metrica, non ancora pienamente emersa ma già riconoscibile, fondata sull’isocronismo accentuale; questa forma permetterebbe di sottrarsi, da un lato, all’immediatezza di una poesia intesa come ritmicità idiosincratica (frutto di una secolare estetica moderna e romantica), dall’altro, alla consolatoria infrazione avanguardista intesa come immediata contestazione del reale. A reggere questa ipotesi è soprattutto il fondamento che vede nella metrica non il semplice schema numerico coercitivo, che si oppone alla libertà del ritmo, ma la forma del rito e del cerimoniale che garantisce alla voce del soggetto la presenza della collettività. Apportando una correzione alla celebre massima adorniana, Fortini sostiene che «non c’è vita vera, se non nella falsa», alludendo alla necessità di uno schermo straniante, garantito dal dispositivo metrico, affinché la poesia non naufraghi nell’informale incomunicabilità. Dopo circa vent’anni, in Metrica e biografia, la portata dell’ipotesi accentuale viene ridimensionata, a favore di una più sfumata gradazione delle diverse ipotesi metriche. D’altro canto, con il senno di poi, oggi possiamo osservare un’anomala inversione delle tendenze che si verificò qualche anno dopo il saggio fortiniano: la corrente neo-metrica sarebbe stata rappresentatada autori più vicini alle forme della sperimentazione, mentre i nuovi classicismi avrebbero rivendicato la tradizione del verso libero.

Il libro stesso di Agliozzo è diviso in due sezioni: Metrica e Società. Nella prima, si ripercorrono le tappe della teoria e della prassi metrico-poetica fortiniana, con affondi e analisi anche nel campo della traduzione. Nella seconda, il segmento della teoria metrica viene messo in relazione alla più ampia prospettiva dei rapporti tra letteratura e storia, poesia e prassi politica. In questo quadro, decisivo è il parallelismo con i saggi di Verifica dei poteri, in particolare Astuti come colombe e Mandato degli scrittori e fine dell’antifascismo. Al di là dell’ipotesi accentuale, giustamente accantonata (benché tutt’oggi attiva nella prassi poetica di alcuni autori e autrici), Agliozzo ben mette in evidenza quali sono gli elementi che rendono la teoria metrica fortiniana così fertile e attuale. Due sono le acquisizioni che aiutano a “pensare” la metrica: l’idea che un dispositivo metrico è latore, sempre, di «una teoria del soggetto nella storia, in tensione con i rapporti sociali della realtà materiale»; il principio per cui le analisi formali non possono arrestarsi al mero dato quantitativo, ma spingersi a un’interpretazione qualitativa, grazie al momento dialettico della mediazione, «chiave di volta della discorsività fortiniana» (p. 19). Questi due elementi critici permettono di sottoscrivere la seguente ipotesi, difficilmente non riconoscibile come uno dei fondamenti della compagine poetica contemporanea: «La metrica svolge nella comunicazione poetica il ruolo di sintesi tra l’uomo in quanto essere sociale e la natura del suo corpo organico, presentandosi come forma simbolica di un sistema di rapporti introiettati» (p. 195).