[ il Mulino, Bologna 2024 ]
Un italiano accogliente è Francesco Sabatini, persona generosa e ospitale, ma è anche l’italiano quale lingua auspicata, perché Sabatini nei suoi studi ha sempre mostrato al tempo stesso rigore storico e apertura al cambiamento, con il desiderio profondo di capire – e quindi far capire ai suoi allievi, lettori e ascoltatori – forme e fenomeni passati e presenti, come evidenzia questo libro-intervista, frutto di una serie di conversazioni che Cristiana De Santis ha raccolto nel 2023. Un italiano accogliente è dunque una (auto)biografia linguistica, che ripercorre insieme momenti di vita e ambiti di ricerca.
Nel primo capitolo, intitolato «Come nasce un linguista », Francesco Sabatini parla delle proprie origini. Suo padre Gaetano era un medico e un erudito bibliofilo di Pescocostanzo. Francesco nasce a sua volta a Pescocostanzo nel 1931, ma sin dal 1940 si trasferisce con i genitori e con il fratello a Roma, dove si laureerà in lettere con una tesi sul petrarchismo, basata su manoscritti cinquecenteschi della biblioteca di famiglia, autografi con rime di Annibale Briganti, un medico di Chieti, e di Antonio De Matteis, un cantastorie di Pescocostanzo. Al paese natale è legato pure il secondo, importante lavoro sabatiniano, sulla “lingua lombardesca”, cioè il gergo portato nel Centro-Sud dalle maestranze settentrionali impiegate nelle ricostruzioni dopo i terremoti del XV secolo, gergo rimasto in vita tra i muratori di Pescocostanzo. Sono poi ricordate le tante ricerche intraprese da Sabatini negli anni Sessanta: dalle attestazioni fornite a conferma della derivazione della parola razza dall’antico francese haraz (etimologia sostenuta da Contini), agli studi sulle antiche iscrizioni in volgare, come il graffito nella catacomba di Commodilla, la cui interpretazione è ancor oggi oggetto di discussioni. Il secondo capitolo si muove «Sulle tracce dell’italiano parlato», seguendo un’altra linea di ricerca di Sabatini: quell’italiano “dell’uso medio” che usa tranquillamente “a me mi” o lui e lei come soggetto, tanto nell’oralità quanto nello scritto (si pensi alla revisione manzoniana dei Promessi sposi).
Altre parti sono dedicate ad altri temi, cari a Sabatini anche per la loro importanza nell’insegnamento dell’italiano a scuola: la grammatica delle valenze, che mette il verbo al centro della frase (capitoli III e IV), lo studio della lingua nei testi di vario tipo, rigidi come le leggi o liberi come i componimenti poetici (cap. V). Il capitolo VI s’intitola «Accompagnare il cambiamento», come Sabatini ha sempre cercato di fare, sia nelle vesti di divulgatore (inclusa la rubrica di Pronto soccorso linguistico, a lungo tenuta per Unomattina, su Rai 1), sia in qualità di studioso aperto al mutamento positivo (si veda ad esempio la prefazione del 1993 al saggio dell’omonima, ma non parente, Alma Sabatini, sul sessismo nella lingua italiana). Il capitolo VII ricorda il ruolo di Francesco Sabatini nell’Accademia della Crusca, di cui è stato eletto presidente nel 2000 e per la quale ha lavorato tanto, promuovendo l’italiano tra le altre lingue, in Europa e nel mondo.
Infine, nel capitolo VIII, quasi a chiudere il cerchio, si narra l’episodio dei libri trafugati dai tedeschi dalla casa di famiglia a Pescocostanzo durante la seconda guerra mondiale e ritrovati a Magonza nel 1991, una vicenda che Francesco Sabatini ha ripreso perfino a teatro. Sabatini ama infatti raccontare, divulgare, discutere, come ben sa chiunque abbia la fortuna di conoscerlo o almeno di incontrarlo. Il volume curato da Cristiana De Santis dà a tutti la possibilità di condividere questo prezioso patrimonio di ricordi e conoscenze, anche attraverso un bel corredo di fotografie, ufficiali e private: testi studiati, la pala come Accademico della Crusca, il palazzo e la famiglia Sabatini a Pescocostanzo, in particolare Francesco con l’amata moglie Francesca, che è mancata nel 2022 e alla cui memoria il libro è dedicato.