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rivista semestrale

anno XXXVII - terza serie

numero 91

gennaio/giugno 2025

Tommaso Dal Monte – Marco Fontana, Auerbach contro Bachtin. Il serio, il comico e la teoria del romanzo

[ Editpress, Firenze 2025 ]

Auerbach contro Bachtin. Il serio, il comico e la teoria del romanzo (2025) è il primo libro di Marco Fontana. Nato come tesi di laurea magistrale e rivisto da Fontana durante il suo dottorato di ricerca, esce per Editpress inaugurando la collana «Campi di forze». Il saggio confronta l’opera critica di Auerbach e di Bachtin, scegliendo come fulcro di questo dialogo a distanza la diversa considerazione che i due studiosi accordano al comico e al serio nella storia del romanzo.

Il primo capitolo riscostruisce la formazione intellettuale dei due critici. Entrambi vicini allo storicismo, Auerbach riprende il pensiero di Hegel e la critica stilistica di Spitzer; Bachtin è invece un erede dell’antidogmatismo di Schlegel e ha interessi più filosofici che strettamente letterari. Affinità e differenze emergono anche intorno ad alcuni concetti cardine delle rispettive teorie: sia la Stilmischung di Auerbach sia il plurilinguismo, la plurivocità e il carnevalesco di Bachtin descrivono un’analoga infrazione della regola della divisione degli stili; ma mentre per Auerbach la mescolanza stilistica porta a una rappresentazione seria della realtà, Bachtin ne esalta il potenziale comico. Nel capitolo successivo, Fontana inizia un’analisi sistematica dei capitoli di Mimesis dedicati ad autori considerati vicini al comico, sui quali anche Bachtin aveva scritto (Petronio, Boccaccio, Rabelais, Cervantes). Il confronto evidenzia quanto le teorie di entrambi siano marcate da un forte soggettivismo e rientrino quindi nel campo del saggio: per Auerbach il comico è sempre un difetto, per Bachtin è un pregio. Sulla base di queste considerazioni personali, i due modellano i propri giudizi di valore e costruiscono una propria storia del romanzo.

Sempre seguendo la scansione dei testi proposta da Mimesis, Fontana dedica l’ultimo capitolo al “secolo serio”, quello in cui la borghesia assume un ruolo sociale e letterario egemone. È nella valutazione dei romanzi di questo periodo che le posizioni di Auerbach e di Bachtin si fanno più distanti: per Auerbach, umanista liberale, la rappresentazione seria della quotidianità borghese è un riconoscimento della funzione storica svolta da quella classe e costituisce di per sé un valore estetico; per Bachtin, anticapitalista romantico, la scomparsa del comico e il ripiegamento del carnevalesco riflettono un irrigidimento ideologico e un tradimento della natura popolaresca del romanzo. È proprio per mitigare questi giudizi così radicali che Fontana propone la tesi originale del suo saggio: la rappresentazione della borghesia nel novel non sarebbe esclusivamente seria, come vorrebbe Auerbach e come rimpiange Bachtin, ma rimarrebbero in essa tracce del comico. Per supportare questa idea, Fontana si smarca dall’esame dei testi critici e offre una lettura originale di alcune opere di Balzac e di Flaubert, in cui il serio e il comico coesistono e si prestano a essere interpretati attraverso una sintesi delle posizioni di Auerbach (valorizzazione del serio) e di Bachtin (esaltazione del comico).

Il saggio risulta molto chiaro, benché gli argomenti affrontati siano tutt’altro che semplici: la tesi di fondo è esplicitata e ribadita più volte; il pensiero di Auerbach e Bachtin è storicizzato con precisione; le analisi testuali procedono seguendo l’ordine cronologico tracciato da Mimesis. Chiarezza, rigore e attenzione filologica non portano però a un lavoro descrittivo o che trova nell’erudizione il suo fine: Fontana fa sentire la propria voce e, soprattutto nelle parti dedicate a Balzac e Flaubert, mette alla prova quanto teorizza nel resto del saggio, ovvero la necessità di integrare le tesi di Auerbach e di Bachtin per comprendere meglio il romanzo ottocentesco di ambientazione borghese. Il saggio non è quindi solo un monumento ai due grandi studiosi e un’attenta ricostruzione metacritica, ma lancia una proposta esegetica forte in cui, proprio come per Auerbach e Bachtin, critica e teoria si sorreggono e alimentano a vicenda.