allegoriaonline.it

rivista semestrale

anno XXXVII - terza serie

numero 91

gennaio/giugno 2025

Paola Quadrelli – Volker Braun, Passione coloniale

[ trad. it. di S. Paolini, Del Vecchio, Roma 2024 ]

Grazie a questo volume il lettore italiano ha accesso, in una agevole traduzione, a un componimento poetico che Volker Braun (Dresda 1939) ha dedicato a una vicenda oscura del colonialismo tedesco.
Il titolo originale, Luf-Passion, àncora la composizione a un contesto geografico – l’isola di Luf nell’arcipelago di Bismarck al largo della Nuova Guinea – e a un genere della musica sacra – la «Passion », appunto – a cui Braun si richiama per dar vita a un Oratorio laico in cui le voci dei nativi e dei colonizzatori, le testimonianze coeve e le anticipazioni del futuro si alternano e intrecciano in un mosaico intertestuale le cui suggestioni sono illustrate da Anna Chiarloni nella illuminante postfazione.

Per questo poema, pubblicato nel 2022 sulla rivista «Sinn und Form» e apparso lo stesso anno in un’edizione bilingue con traduzione in inglese di Ann Cotten per Faber&Faber, Braun ha tratto ispirazione da un libro dello storico Götz Aly che ricostruisce la provenienza di un reperto etnografico esposto dal 2020 nello Humboldt-Forum a Berlino, una piroga di pregevole fattura, trafugata dall’isola di Luf e giunta in Germania nel 1904. La ricerca di Aly denuncia inoltre la provenienza illecita di tanti altri reperti etnografici esposti nei musei europei e affonda lo sguardo in un passato coloniale contrassegnato da saccheggi e rapine.

Dopo un Prologo composto e solenne, in cui Braun cita Die Schöpfung di Haydn, entra in scena il commerciante amburghese Eduard Hernsheim che aveva stabilito la sua base commerciale nelle Isole dell’Eremita, cui Luf appartiene: insoddisfatto della manodopera locale, indolente e ribelle, Hernsheim condusse nel dicembre 1882 una spedizione punitiva che durò undici giorni e si risolse nello sterminio degli indigeni, nell’incendio delle capanne e nella distruzione delle imbarcazioni, indispensabile strumento di sussistenza per i lufiti. La sottomissione dei nativi avviene sotto la salda alleanza di «trono e altare», come osserva opportunamente Chiarloni: all’innalzamento della bandiera prussiana, issata sull’Arcipelago di Bismarck a suggello dell’impresa di sterminio, Braun fa seguire i versi del corale liturgico di Albrecht von Preußen inneggiante alla volontà di Dio, che «soccorre il bisognoso e castiga con misura».

L’elegante imbarcazione è al centro del dodicesimo canto: costruita come imbarcazione funebre per il capotribù Levinan, fu l’ultima piroga costruita dai superstiti. Mai equipaggiata a causa del calo demografico e abbandonata sulla spiaggia, fu sottratta da Max Thiel, amministratore della ditta commerciale Hernsheim & Co. Nei canti finali la vicenda dello sterminio lufita si apre ad altre suggestioni coloniali: in pagine visionarie l’«ariosa piroga» richiama altri mari, porti lontani, eccidi e popolazioni vinte dalla Storia. A capo dell’imbarcazione si profila, così, la figura di Patrice Lumumba, «smembrato, bruciato in Congo, terra benedetta da risorse minerarie e dall’interesse delle banche» e di Sekou Touré con il suo fiero appello alla libertà: «Preferiamo la povertà nella libertà alla ricchezza nella schiavitù». Un ulteriore balzo in avanti è compiuto nella strofa finale del poema, composta da Ann Cotten, che evoca la morte di George Floyd, l’afroamericano soffocato dalla polizia a Minneapolis nel 2020, e scandisce un’ultima preghiera: «Noi / Dobbiamo smettere, sì, smettere, / D’inginocchiarci sulla nuca di coloro / Che non hanno più respiro». Poema “europeo”, in cui confluiscono le voci poetiche di Braun e Cotten, laboratorio di contaminazioni letterarie e musicali, composizione dal forte afflato civile, Passione coloniale si configura come una “installazione poetica” che può essere particolarmente apprezzata sotto forma di rappresentazione scenica: in tal senso, si rimandano i lettori interessati al video, disponibile in rete, della lettura scenica che ha avuto luogo presso la Akademie der Künste di Berlino nel marzo 2022, arricchita dal contributo musicale del batterista Günther Sommer (cui il poema è dedicato).