Sabato 11 aprile è morto Romano Luperini, fondatore di Allegoria nel 1989 e suo direttore. La redazione, il comitato scientifico e il comitato direttivo ne piangono la perdita e ne ricordano la lezione civile e culturale.
Romano era di Lucca, ma ha passato l’adolescenza a Pontedera, frequentando poi il liceo e l’università a Pisa. Qui nel 1965 fonda (insieme a Gianfranco Ciabatti e a Franco Petroni) la rivista di letteratura Nuovo impegno, che contribuisce alla costruzione del movimento di contestazione, del quale Romano diviene uno dei leader, nella Lega dei Comunisti pisani e poi in Potere operaio e infine, negli anni Settanta, in Democrazia Proletaria. Il blocco della stazione di Pisa nella primavera del Sessantotto gli costa tre mesi di prigione, conclusi con l’assoluzione. Nello stesso periodo scrive i primi saggi di critica, contestando l’ideologia sottesa allo strutturalismo e ripensando il rapporto fra marxismo e letteratura (così si intitola uno dei suoi primi libri, uscito per De Donato nel 1971). Una rielaborazione della tesi di laurea esce proprio nel 1968 presso Liviana con il titolo Pessimismo e verismo in Giovanni Verga, contribuendo a dare il via al “caso Verga”. Dopo alcuni anni di insegnamento nella scuola, nel 1971 accetta l’incarico di Storia della letteratura italiana moderna e contemporanea presso la neonata Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Siena, nella quale inizia i corsi insieme a Franco Fortini; vincerà nel 1980 il concorso di ordinario, tenendo per alcuni anni la cattedra presso l’Università di Lecce, dove dà vita con Piero Manni e Anna Grazia D’Oria alla casa editrice Manni e alla rivista l’immaginazione. Conserva tuttavia l’insegnamento a Siena, presso la cui Università sarà definitivamente incardinato dal 1982, divenendo nel 1988 direttore del Dipartimento di Filologia e critica della letteratura (e, nello stesso anno, professore aggiunto dell’University of Toronto). Fra il 1985 e il 1992 insegna anche presso la Scuola di Lingua e cultura italiana per Stranieri di Siena. Nel 1983 fonda con Carlo Alberto Madrignani e dirige con lui e poi da solo L’ombra d’Argo, la cui traiettoria è ripresa nel 1989 da Allegoria, pubblicata per i primi dodici numeri da Franco Angeli e poi da Palumbo. Nel 1999 fonda e dirige con Guido Guglielmi e Giuseppe Nava la rivista Moderna.
Gli studi critici di Romano spaziano dalla storiografia letteraria (Il Novecento, Loescher, è del 1981, i quattro tomi di La scrittura e l’interpretazione, una storia della letteratura italiana nel contesto europeo, con Pietro Cataldi, è del 1999, per Palumbo) alla teoria (un riferimento capitale è L’allegoria del moderno, Editori Riuniti 1990), alla didattica della letteratura (molti suoi interventi sono raccolti presso Manni, dove nel 2013 esce Insegnare la letteratura oggi, e nel blog laletteraturaenoi, da lui diretto fino alla morte), ad autori e movimenti fra Otto e Novecento: accanto agli studi decisivi su Verga (con il commento ai due romanzi maggiori per Mondadori e vari volumi, fra i quali Verga moderno, Laterza 2005), Montale (Montale e l’identità negata esce per Liguori nel 1984, Storia di Montale per Laterza nel 1986, Montale e l’allegoria moderna per Liguori nel 2012), Tozzi (Federigo Tozzi: le immagini, le idee, le opere, Laterza, è del 1995, ma importante è anche il commento alle novelle Giovani per la bur Rizzoli, del 1994), Pirandello (Introduzione a Pirandello, Laterza 1992), Fortini (La lotta mentale, uscito presso gli Editori Riuniti nel 1985, è stato ripreso e ampliato in Il futuro di Fortini, Manni 2007). Saggi importanti sono raccolti in numerosi volumi miscellanei, fra i quali vanno ricordati almeno Il dialogo e il conflitto (Laterza 1999), Controtempo (Liguori 1999), L’autocoscienza del moderno (Liguori 2006), Tramonto e resistenza della critica (Quodlibet 2013), Dal modernismo a oggi (Carocci 2018). Con Emanuele Zinato ha pubblicato Per un dizionario critico della letteratura italiana contemporanea. 100 voci (Carocci 2020) e con Beppe Corlito Il Sessantotto e noi. Testimonianza a due voci (Castelvecchi 2024). Uno dei suoi libri più vivi e più importanti è L’incontro e il caso. Narrazioni moderne e destino dell’uomo occidentale (Laterza 2007), in cui la prospettiva tematica e comparatistica è adottata alla luce della lezione di Benjamin, Debenedetti e Auerbach. Accanto all’attività critica si è sviluppata una pregevole produzione narrativa, con quattro romanzi pubblicati fra il 2002 e il 2017: I salici sono piante acquatiche, L’età estrema, La rancura, L’ultima sillaba del verso.La redazione di Allegoria, nelle diverse configurazioni che è andata via via assumendo negli anni, ha avuto la fortuna di sperimentare e godere, come gli allievi e le allieve di Romano, alcune delle sue doti più grandi: la capacità di unire persone diverse per formazione ed età; di far dialogare davvero, al di là delle posizioni accademiche; di costruire progetti e di proteggere uno sguardo lungo, capace di realismo progettuale e di utopia. La fiducia di Romano nell’insegnamento era anche fiducia nell’incontro e nelle comunità, e Allegoria sa di dover proteggere, nei modi e nelle forme che i diversi tempi storici e le diverse condizioni culturali chiederanno, soprattutto questa eredità.
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