Il canone e la morte. Appunti su Works
Parte di una trilogia di interventi che «Canone contemporaneo» dedica a Works di Vitaliano Trevisan, questo contributo è diviso in due segmenti. Nel primo, il lavoro si concentra sullo sperimentalismo linguistico di Trevisan e sull’idea della specificità della lingua estetica letteraria. Nel secondo, contravvenendo all’imperativo di separare l’opera dalla vita, il saggio è dedicato al problema del suicidio, indagato, attraverso l’opera di Améry, e letto come un detonatore di non-senso. In questo modo, le pagine di Works diventano un addestramento a una lingua e a una logica della negatività, che, attraverso effetti respingenti, ossessionano gradualmente il lettore, calandolo nel mondo di invenzione dello scrittore.
Element of a trilogy of essays that «Canone contemporaneo» dedicates to Vitaliano Trevisan’s Works, this contribution is divided into two parts. The first part is focused on the linguistic experimentalism by Trevisan, pursuing the idea of the aesthetic language specificity. In the second part, disrupting the imperative separation between life and works, the essay is dedicated to the issue of suicide, read, also thanks to the contribution by Améry, as a detonator of non-sense. Works becomes a apprenticeship to negative language and logic, able to repel, but also gradually obsess, the reader.

