La traduzione di Edoardo Sanguineti di Le baccanti, rappresentata sulla scena e pubblicata in volume nel 1968, si contraddistingue fin da subito per la patina cristiana che investe e traveste i versi di Euripide. Dopo aver analizzato le ragioni che supportano la scelta sanguinetiana, il presente contributo offre un’antologia di specifici passi in cui il modus operandi del poeta viene sistematicamente applicato, per cercare di capire, in margine a un’ampia discussione sull’autorità e sui limiti del ruolo di traduttore, fino a che punto l’operazione dell’autore sia lecita.
Edoardo Sanguineti’s Bacchae translation, represented on stage and published in a book in 1968, is characterized by a Christian patina that invests and dresses up Euripide’s lines. After an analysis of the reasons that support Sanguineti’s choice, this essay offers an anthology of specific textual samples, in which the poet’s modus operandi is regularly applied, to see, aside from a large discussion on the authority or on the limits connected with translator’s role, how far the operation is legitimate.
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