[ a cura di M.A. Bazzocchi, P. Desogus, M. Gragnolati, A.-V. Houcke, H. Joubert-Laurencin e D. Luglio, ICI Berlin Press, Berlino 2025 ]
A poco più di cinquant’anni dalla scomparsa, Pasolini rimane tra gli autori del Novecento italiano più diffusi in Francia, come attestano nuove edizioni e traduzioni. Eppure la persistenza della sua opera nel campo culturale francese non si lascia risolvere entro la sola dinamica delle influenze, né può essere ridotta a un capitolo di storia della ricezione. Più che un episodio della sua biografia intellettuale, la Francia rappresenta uno dei luoghi in cui si manifesta la tensione che attraversa l’intera produzione pasoliniana: come dare forma al reale senza ridurlo a schema, come pensare la razionalità senza separarla dalla vita.
Su questo sfondo si colloca il ricco volume Pasolini: Dialogues avec la France / Dialoghi con la Francia. Nato da un convegno del centenario del 2022, il libro mostra come il rapporto tra l’autore e la Francia – e della Francia con Pasolini – non si arresti a fascinazioni estetiche o simboliche, ma occupi un posto centrale nella sua elaborazione teorica, sviluppata in un corpo a corpo con il razionalismo europeo che Pasolini riconosce come nodo insieme necessario e insostenibile. I quattordici saggi in italiano e in francese seguono le metamorfosi di un confronto strutturale e contraddittorio, ricostruendo con precisione una pluralità di configurazioni in movimento, in cui la Francia emerge come luogo di interlocuzione che reagisce alle offensive dell’autore, lo discute, lo contraddice, assumendolo come problema.
Dalle presenze stendhaliane e proustiane alla lezione favolistica di La Fontaine, i primi saggi ricostruiscono un’osmosi con la tradizione letteraria francese che muta tuttavia di segno nel corso degli anni Sessanta. Il confronto con lo strutturalismo, la semiologia e un marxismo filtrato da tradizioni razionalistiche porta Pasolini a contrapporsi a un’idea di intellettualità incline a chiudersi nella propria geometria. Senza mai assumere una posizione anti-intellettuale, la sua critica non investe la forma in quanto tale, ma la ragione che ha la pretesa di porsi come autosufficiente e che, nelle sue declinazioni pedagogiche e civilizzatrici, produce effetti di violenza simbolica e materiale.
Il risvolto politico di questo attrito emerge nei saggi dedicati al confronto con quello che in Occidente veniva allora definito Terzo Mondo e con i processi di decolonizzazione. Il sospetto di Pasolini verso l’intellettualità francese laica e progressista riguarda l’incapacità di pensare ciò che eccede lo schema razionale occidentale: quella spinta antimoderna che continua a premere sui confini dell’Europa, destabilizzandone la pretesa di sintesi sovrana. La Francia diventa così il nome di una responsabilità storica che Pasolini non smette di interpellare, anche quando questa interrogazione investe la sua posizione di intellettuale europeo, non immune dal rischio di riprodurre forme di dominio epistemico. Il rapporto tra Pasolini e la Francia ricalca così la dialettica aperta tra la critica all’eccesso di razionalismo – nelle sue ricadute strumentali, estrattive e coloniali – e la ricerca di un irrazionalismo rimosso, ma persistente nelle voci con cui Pasolini dialoga, da Rimbaud ai poeti della Négritude.
La tensione che attraversa il volume trova la sua forma più estrema in Salò. Come mostrano i saggi dedicati al film, il confronto con Sade e con la tradizione filosofica francese si realizza nella costruzione di una macchina formale glaciale. Più che una critica dell’Illuminismo, Salò ne costituisce il test di verità: il punto in cui la geometria della forma mostra definitivamente la propria distanza rispetto al magma passionale della vita.
È in questa nitida messa a fuoco della lacerazione di Pasolini con la modernità occidentale che risiede la forza del volume: un rigore che sottrae l’autore alla gestione commemorativa, per riportarlo dove la sua opera continua a chiedere un confronto, lontana da ogni immagine appiattita da collocare «lungo le pareti del Pantheon».