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rivista semestrale

anno XXXVII - terza serie

numero 92

luglio/dicembre 2025

Agnese Macori – Thea Rimini, Personaggi resistenti. L’immaginario letterario e cinematografico della lotta antifascista

[ Treccani Libri, Roma 2025 ]

Fin dalle prime pagine del suo libro, pubblicato in occasione dell’ottantesimo anniversario della Liberazione, Thea Rimini mette in luce la fisionomia profondamente antinomica che il tema resistenziale ha assunto nel nostro immaginario collettivo, nutrito da una lunga tradizione narrativa, tanto letteraria quanto cinematografica.

Nel corso dei decenni, infatti, la lotta antifascista è stata raccontata talvolta attraverso una prospettiva mitica, in altri casi, invece, in ottica «antimitica»; è stata interpretata come una rivolta collettiva, ma anche come una questione strettamente privata; ne è stata data un’interpretazione proiettata volitivamente verso il futuro, ma sono stati scritti anche racconti ripiegati malinconicamente sul passato. A queste coppie, individuate esplicitamente dall’autrice, se ne potrebbero aggiungere altre (che pure emergono indirettamente in vari luoghi del volume): si pensi all’opposizione meneghelliana tra retorica e «anti-retorica»; o, ancora, a quella tra un’adesione istintiva alla lotta e un coinvolgimento mediato dalla consapevolezza politica. E, in effetti, come l’autrice ricorda nell’Introduzione, quello della Resistenza è un mito «inquieto» (p. 12), che ha attraversato diverse fasi nel corso della storia dell’Italia repubblicana, e che ha cambiato più volte sembianze, soprattutto nella narrazione pubblica e politica.

Se negli anni Cinquanta il PCI si era di fatto appropriato della tematica partigiana, tentando di impostarne l’interpretazione ideologica, anche in ambito narrativo (si pensi alla feroce accoglienza riservata, nel 1952, a Fausto e Anna e I ventitre giorni della città di Alba, due opere che davano della Resistenza un’immagine tutt’altro che eroica), negli anni Sessanta l’interesse nei confronti della lotta antifascista sembra tornare ad essere più trasversale (per diverse ragioni, tra cui il governo Tambroni), fino ad arrivare al revisionismo degli anni Novanta e Duemila.

Per dare conto di un quadro così sfaccettato, Rimini sceglie, con mossa azzeccata, di lavorare per carotaggi, individuando alcuni casi di studio emblematici. Lo sguardo dell’autrice è ampio, e riesce a tenere insieme l’intero arco degli ottant’anni trascorsi dalla primavera del 1945 a oggi. La prima opera analizzata è Roma città aperta (1945), mentre l’ultimo capitolo è dedicato al graphic novel La rosa armata (2022); ma, nel corso del volume viene citato anche il film C’è ancora domani (2023), giungendo quindi a ridosso del presente. Uno degli elementi di maggior pregio del libro, infatti, è il dialogo diacronico tra libri e film del passato, e opere contemporanee che con queste intrattengono un legame intertestuale, più omeno dichiarato. Nei primi cinque capitoli, in cui si tratta di opere del Novecento (oltre al film di Rossellini, Il sentiero dei nidi di ragno, Una questione privata, Il giardino dei Finzi Contini e La ragazza di Bube), si incontrano paragrafi dedicati alle rispettive trasposizioni cinematografiche (tranne, ovviamente, nel caso del Sentiero), in un confronto transmediale assai proficuo. Diversa è invece la riflessione sottesa ai due capitoli su Tristano muore (2004) e La rosa armata (2022), che, trattando di opere temporalmente più vicine, affrontano il tema da una prospettiva leggermente diversa, interrogandosi su come oggi sia possibile raccontare la Resistenza pur non essendone stati testimoni.

Ma, in fondo, questa è la domanda che anima tutto il volume di Rimini. Il dialogo costante tra opere ormai canoniche e testi – e film – dei nostri giorni è infatti sintomatico di una ricerca volta non tanto a una ricostruzione rigorosa e accademica dell’evoluzione della tematica resistenziale (il libro di Rimini ha chiaramente una vocazione anche divulgativa, come rivela l’attenzione alle trame), quanto intenzionato a far fronte a un ben più urgente intento etico e politico: far sì che la sora Pina, Pin, Milton, Mara e Micòl continuino a essere personaggi che informano e danno nuova vita al nostro immaginario collettivo: personaggi che resistono, per l’appunto.