Riccardo Castellana, Martina Mengoni – Presentazione
In tempi di interdisciplinarità forzosa e ispirata alle mode culturali (ecocritica e neuroscienze in primis) oppure imposta da politiche governative che, alla scarsità di risorse, rispondono con bandi di ricerca sottofinanziati ma particolarmente fantasiosi (come il recente PRIN “Hybrid” 2026), sembra opportuno tornare a riflettere, seriamente questa volta, sugli scambi reali e concreti che, da oltre un secolo, intercorrono tra due discipline come la storia letteraria e le scienze antropologiche. Un elenco non esaustivo degli indirizzi che hanno caratterizzato questo dialogo dovrebbe includere almeno le ricerche della scuola storica sulla persistenza di motivi folklorici nella letteratura medievale e moderna, il ricco filone di studi che assume la letteratura come documento etnografico di civiltà scomparse (l’antropologia del mondo antico) o quello che, sulla scia di Northrop Frye o di Jung, del testo letterario valorizza piuttosto la dimensione mitico-archetipica; ma assai praticati sono state, e sono, anche le ricerche ispirate alle categorie interpretative più fortunate della moderna antropologia (natura vs. cultura, capitale simbolico vs. capitale economico, ecc.), per non parlare dell’ampio dibattito sulle poetiche e gli stili della scrittura etnografica suscitato, a partire dalla fine degli anni Ottanta, dai saggi di Clifford Geertz e dall’assai discusso Writing culture curato da James Clifford e George E. Marcus.

