[ trad. it. di G. Lucchesini, Quodlibet, Macerata 2025 ]
Nel Nostro ampio presente (2010), il filosofo Hans Ulrich Gumbrecht identifica nel mondo contemporaneo due tendenze: una verso la spiritualizzazione e la cancellazione del corpo (e della corporeità) dagli orizzonti delle nostre vite, e un’altra, opposta, che invece fa del corpo il centro di un interesse talvolta totalizzante. Ma cosa accade quando la cancellazione del corpo si salda a quella dello spirito – ovvero quando qualcuno rovescia il paradigma della presenza e, sparendo, si passa dall’esserci al non-esserci?
Lo studio Nessuno. Sui diversi modi di non esserci di Daniel Heller-Roazen, originariamente apparso per Zone Books nel 2021 e recentemente tradotto da Quodlibet, costituisce una lunga, articolata e assai ricca risposta alle molteplici questioni sollevate dall’assenza. Infatti, a dispetto di un’apparente intuitività del concetto, sono diverse le modalità attraverso cui una persona può migrare nello stato di non-persona, così come differenti sono gli strumenti di rappresentazione e di comprensione (artistica, giuridica, religiosa) di tale assenza. Come notato dall’autore nell’introduzione, «le non-persone possono essere separate dalle persone. Possono essere confinate. Possono persone non rappresentate come membri di un determinato gruppo», di modo che «l’assente, l’individuo diminuito, il deceduto sono tutte non-persone, nel senso che, tutte, richiedono chiarimenti» (pp. 10-11).
I chiarimenti forniti dal saggio somigliano di più a delle complicazioni, nel senso più nobile del termine, dal momento che in ognuno dei dodici capitoli l’autore scandaglia la profondità dell’assenza e delle forme in cui essa viene tematizzata. L’argomentazione segue così una tripartizione che serve a inquadrare tale complessità in un paradigma utile sia al lettore sia alla comprensione del fenomeno: la prima parte si sofferma su diverse opere in cui qualcuno si assenta dal mondo con una scomparsa inspiegabile; la seconda è dedicata a quegli individui che, seppure fisicamente presenti nelle proprie società, divengono non-persone in quanto «infangate o degradate», tanto che «si potrebbero ritenere morte pur essendo ancora in vita » (p. 10); per arrivare infine alla terza ed ultima possibilità, ovvero quando il sopraggiungere della morte, nella realtà e nella finzione, rende gli esseri umani “scomparsi” – come vuole il lessico comune.
Il saggio dimostra un’incredibile padronanza di tradizioni e discipline diverse: dalle letterature – classiche e moderne, che ritroviamo nell’analisi di opere, tra gli altri, di Omero, Pirandello, Kafka, Zola – al diritto, che molto spesso confligge con le arti nel tentativo di addomesticare l’assenza, passando attraverso la linguistica e la filosofia. Nel complesso quest’opera di Heller-Roazen costituisce da un lato l’ulteriore tassello di una interessantissima riflessione sul linguaggio e sulle sue possibilità espressive (basti pensare ai precedenti Echoalalias, Dark Tongues e No One’s Way), mentre, dall’altro, rappresenta un ottimo esempio di quel tipo di storia culturale che, muovendosi tra ambiti diversi, riesce a restituire la realtà (e le sue finzioni) in tutta la sua varietà.