Riccardo Castellana – Il professor Frazer e Mr Gog. Giovanni Papini e l’immaginario antropologico durante il fascismo
Il saggio indaga l’influenza dell’antropologo scozzese James George Frazer sul romanzo-saggio Gog (1931) di Giovanni Papini. Attraverso un accurato spoglio degli scritti giovanili di Papini e soprattutto della sua biblioteca privata, si dimostra come Papini conoscesse a fondo l’opera frazeriana già dagli inizi del secolo e che allo stesso tempo, nel romanzo, vi sia una deliberata e strumentale manipolazione del pensiero di Frazer: estrapolandone le tesi sulle radici magiche delle istituzioni umane contenute soprattutto in Psyche’s Task, Papini ne oscura infatti l’originario impianto positivista ed evoluzionista. Questa distorsione narrativa, secondo l’ipotesi interpretativa qui proposta, è funzionale al progetto antimoderno e reazionario dello scrittore: dimostrando che la società occidentale americanizzata è ancora profondamente immersa nella barbarie e nel primitivismo magico, Papini scredita la razionalità tecnologica per esaltare indirettamente la propria conversione al cattolicesimo. Il mostruoso e cinico protagonista Gog si rivela, così, anche un grottesco alter ego del giovane Papini nichilista e avanguardista, permettendo così all’autore di fare ammenda dei propri passati “errori” intellettuali.
The essay examines the influence of the Scottish anthropologist James George Frazer on Giovanni Papini’s novel-essay Gog (1931). Through a meticulous analysis of Papini’s early writings and, most notably, his private library, the study demonstrates that the author possessed an in-depth knowledge of Frazer’s work as early as the beginning of the century. Concurrently, it highlights a deliberate and instrumental manipulation of Frazerian thought within the novel: by extrapolating Frazer’s theses on the magical roots of human institutions – specifically those found in Psyche’s Task – Papini effectively obscures their original positivist and evolutionist framework. According to the interpretive hypothesis proposed here, this narrative distortion serves the writer’s anti-modern and reactionary agenda. By arguing that Americanized Western society remains deeply mired in barbarism and magical primitivism, Papini discredits technological rationality in order to indirectly exalt his own conversion to Catholicism. Ultimately, the monstrous and cynical protagonist, Gog, emerges as a grotesque alter ego of the young, nihilistic, and avant-garde Papini, providing the author with a means to make amends for his past intellectual “errors.”

