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Edoardo Sanguineti, Enrico Filippini, Cosa capita nel mondo. Carteggio (1963-1977)

[a cura di M. Fuchs, Mimesis, Milano-Udine 2018]

Edoardo Sanguineti ed Enrico Filippini si incontrano per la prima volta a Palermo nell’ottobre del 1963, in occasione dello storico convegno che vede la nascita ufficiale del Gruppo 63. I due avevano già avuto alcuni scambi epistolari e a partire da quella data intrattengono un fitto scambio che testimonia di una lunga amicizia e di un fruttuoso colloquio intellettuale. Ne è prova il ricco carteggio, rimasto a lungo inedito e poco conosciuto, che finalmente vede la luce grazie al meritorio lavoro di Marino Fuchs, edito per i tipi di Mimesis. Cosa capita nel mondo raccoglie 64 lettere di Sanguineti a Filippini e 23 di Filippini a Sanguineti, scritte fra il 1963 e il 1977, assieme a un’appendice che comprende un’intervista inedita di Valerio Riva a Sanguineti sul Capriccio italiano e alcuni appunti di Filippini sul romanzo dell’amico. Il volume è arricchito da una serie di note del curatore che forniscono preziose indicazioni per la decifrazione delle lettere e una lunga e approfondita introduzione che ricostruisce i rapporti fra i due intellettuali e suggerisce delle piste interpretative sulle loro opere alla luce delle informazioni emerse dal carteggio. Proprio in quest’ultimo aspetto risiede l’importanza capitale della pubblicazione di queste missive, utili non solo alla ricostruzione di un milieu culturale o al reperimento di informazioni extratestuali di contesto, ma funzionali soprattutto alla rilettura e interpretazione dell’operazione letteraria dei due scrittori. Filippini e Sanguineti, infatti, si interpretano a vicenda, indagano precisi luoghi testuali delle loro opere, si suggeriscono letture e punti di vista critici, commentano e si autocommentano. Così nelle lettere datate ottobre 1964, al fine di redigere delle note esplicative per l’edizione tedesca di Purgatorio de l’Inferno, i due intellettuali commentano ogni singolo testo dell’opera fornendo preziose informazioni non soltanto per sciogliere alcuni nodi critici problematici, o spiegare passi oscuri, fonti, o citazioni, ma suggeriscono interpretazioni globali utili a rileggere sotto una nuova luce la terza tappa del Triperuno. O ancora si forniscono prove filologiche per ipotesi già avanzate (è, per esempio, il caso dell’influsso di Kierkegaard proposto, anni fa, da Elisabetta Baccarani e ora confermato dal carteggio). Cosa capita nel mondo, dunque, aggiunge un tassello fondamentale alle pubblicazioni dei materiali d’archivio sulla neoavanguardia che in questi anni si fanno, fortunatamente, sempre più frequenti. Ma non solo: offre, al tempo stesso, una specola inusuale per guardare alla creatività linguistica dei due autori, che anche nella comunicazione quotidiana e personale non mancano di sperimentare un dettato ritmico, ludico, fatto di giochi di parole, volontarie forzature della lingua media, che rispecchia la coeva ricerca sul linguaggio della narrativa e, soprattutto nel caso di Sanguineti, anticipa soluzioni espressive (e ritmiche) che troveranno compiuta forma poetica da Reisebilder in avanti. Un ingresso privilegiato, dunque, nel laboratorio creativo e critico di due grandi figure intellettuali del Novecento, il cui scambio epistolare, riletto a distanza di decenni, testimonia, sì, di una stima reciproca, ma soprattutto dell’importanza di Sanguineti e Filippini nel panorama culturale ed editoriale italiano degli anni Sessanta e Settanta, di cui il carteggio offre una parziale ricostruzione per via laterale, filtrata dalla soggettività e dal discorso privato. Le lettere mostrano, allora, anche un particolarissimo punto di vista, dall’interno, sui meccanismi del mercato editoriale, sulla collocazione (anche politica) di riviste e collane, sulla declinazione del rapporto fra attività artistica e ruolo di intellettuale stipendiato e, in definitiva, sulla relazione fra due intellettuali d’avanguardia e la società loro contemporanea. 

allegoria80

Solo la letteratura poteva mettere a nudo il gioco della trasgressione della legge – senza la quale la legge non avrebbe fine – indipendentemente da un ordine da creare. La letteratura non si può assumere il compito di dare ordine alla necessità collettiva. Non le conviene concludere: «quello che ho detto ci impegna al rispetto fondamentale delle leggi della città»; oppure, come fa il cristianesimo: «quello che ho detto (la tragedia del Vangelo) ci impegna nella via del Bene» (cioè, di fatto, della ragione). La letteratura è anche, come la trasgressione della legge morale, un pericolo. 

Essendo inorganica, è irresponsabile. Niente poggia su di essa. Può dire tutto.

Georges Bataille, La letteratura e il male 

 

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