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Raffaele Donnarumma - Gli immoralisti. Narrativa contemporanea ed etica

Sotto il nome di immoralisti, questa sezione di «allegoria» riflette su tre scrittori che hanno fatto discutere sui limiti e sulla legittimità della narrazione giudicata con il metro della morale: casi letterari, dunque, in cui il comune sentire (una nozione problematica, su cui torneremo), è stato non semplicemente ignorato, per amoralità, ma deliberatamente colpito  offeso. 

Abbiamo scelto libri e autori in nome della loro esemplarità e delle loro differenze: American Psycho di Bret Easton Ellis è stato duramente contestato ed accusato, con le sue efferatezze, di istigare al crimine, lasciando per questo una traccia vistosa nei libri successivi dell’autore e soprattutto in Lunar Park; i romanzi e le posizioni pubbliche di Michel Houellebecq, molto lontane dal gauchisme che ci si aspetterebbe da un intellettuale francese, hanno suscitato polemiche e dissensi; agli ultimi libri di Walter Siti, Resistere non serve a niente e Bruciare tutto, si è imputato o di promuovere un’ideologia di destra, o di dare voce in modo connivente alla pedofilia.

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allegoria80

Solo la letteratura poteva mettere a nudo il gioco della trasgressione della legge – senza la quale la legge non avrebbe fine – indipendentemente da un ordine da creare. La letteratura non si può assumere il compito di dare ordine alla necessità collettiva. Non le conviene concludere: «quello che ho detto ci impegna al rispetto fondamentale delle leggi della città»; oppure, come fa il cristianesimo: «quello che ho detto (la tragedia del Vangelo) ci impegna nella via del Bene» (cioè, di fatto, della ragione). La letteratura è anche, come la trasgressione della legge morale, un pericolo. 

Essendo inorganica, è irresponsabile. Niente poggia su di essa. Può dire tutto.

Georges Bataille, La letteratura e il male 

 

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