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Luca Daino - «Non ci ho niente da spartire con nessuno». Saggio su Tirar mattina di Umberto Simonetta

Il saggio si concentra sul più noto romanzo di un narratore quasi sconosciuto agli studi, vale a dire Tirar mattina di Umberto Simonetta, a stampa nel 1963. Descritte le peculiarità dell’iter editoriale del libro, nonché la sua struttura narratologica e i rapporti con opere coeve, a loro volta di ambientazione milanese (come La ragazza Carla e La vita agra), viene proposta un’interpretazione del personaggio di Aldino, intorno a cui la narrazione è costruita. Pur vivendo nel bel mezzo del miracolo economico, il trentenne Aldino è un fallito, sia sul piano professionale ed economico, sia su quello emotivo e relazionale. Il senso di questo cul de sac esistenziale (i cui ingredienti sono l’egoismo, il cinismo, il senso di persecuzione) non va cercato in una polemica contro la turbinosa Milano neocapitalista: Aldino non si oppone alla metamorfosi in atto. Aldino soffre invece di una ben precisa patologia: il narcisismo, nella variante definita dagli psicologi “narcisismo debole”. Intesi in questi termini, i tratti psicologici di Aldino forniscono una chiave interpretativa per l’intero romanzo.

The essay focuses on Tirar mattina, Umberto Simonetta’s bestknown novel, printed in 1963. It first addresses the peculiarities of the book’s editorial process, as well as its narratological structure and the connection with other contemporary works set in Milan (such as La ragazza Carla and La vita agra). The essay then focuses on the character of Aldino, around which the narration is constructed. Despite living in the midst of the socalled economic miracle, the thirtyyearold Aldino is a loser, both on a professional level and on an emotional one. The sense of this existential cul de sac (whose ingredients are selfishness, cynicism, sense of persecution) should not be sought in a controversy against the whirling neocapitalist Milan: Aldino does not oppose the ongoing social metamorphosis. Aldino, on the contrary, suffers from a very specific pathology: narcissism, in the variant defined by psychologists as “vulnerable narcissism”. I conclude by suggesting that, if understood in this way, Aldino’s psychology provides a key to interpret the whole novel.

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allegoria80

Solo la letteratura poteva mettere a nudo il gioco della trasgressione della legge – senza la quale la legge non avrebbe fine – indipendentemente da un ordine da creare. La letteratura non si può assumere il compito di dare ordine alla necessità collettiva. Non le conviene concludere: «quello che ho detto ci impegna al rispetto fondamentale delle leggi della città»; oppure, come fa il cristianesimo: «quello che ho detto (la tragedia del Vangelo) ci impegna nella via del Bene» (cioè, di fatto, della ragione). La letteratura è anche, come la trasgressione della legge morale, un pericolo. 

Essendo inorganica, è irresponsabile. Niente poggia su di essa. Può dire tutto.

Georges Bataille, La letteratura e il male 

 

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