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Giorgia Ghersi - La voce di Elsa. Individualità e coralità in Un «concerto» di centoventi professori di Gadda

L’Adalgisa è una tappa intermedia e fondamentale nel lavoro di Gadda sulla costruzione della voce narrante: interpretato spesso come il racconto polemico dell’odiosa-amata società milanese, il testo presenta, a ben vedere, un impianto satirico solo parziale che richiede un’analisi più approfondita per capire fino a che punto regga la satira e che effetto produca sulla plurivocità. Attraverso la lettura del “disegno” corale Un «concerto» di centoventi professori, il saggio si propone di mettere a fuoco il problema della voce dei personaggi e della rappresentazione dell’interiorità di Elsa in relazione all’autore-narratore. Dopo la discussione delle varie strategie tentate da Gadda per armonizzare il punto di vista altrui all’interno della pervasiva voce del narratore satirico, lo studio dello spazio discorsivo concesso ad Elsa permette di ripensare e rivalutare lo statuto del personaggio e la sua funzione stilistico-diegetica all’interno del Fulmine sul 220-Adalgisa.

L’Adalgisa holds a transitional and fundamental position in Gadda’s work on the narrator. Although interpreted as a polemic against the hated-beloved Milanese society, L’Adalgisa is only partially characterised by a satirical structure, requiring a deeper analysis to fully understand to what extent satire works and its effect on polyphony. Analysing the choral short story Un «concerto» di centoventi professori, the aim is to study the issue of the characters’ voice and the representation of Elsa’s interiority in relation to the author-narrator. First of all, this essay discusses all the various strategies attempted by the author to harmonise the characters’ point of view under the satirical narrator pervasive voice. Then, the study of Elsa’s discursive space allows to re-think and re-evaluate the character’s status and its stylistic-narrative function in the Fulmine sul 220-Adalgisa.

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Nei termini di Marx il lavoro chiama in causa nello stesso tempo il regno della necessità e il regno della libertà. Ci sembra che questa ambivalenza possa essere una chiave di lettura dei testi letterari sul lavoro, considerati cioè come formazioni di compromesso rispetto a questa doppia natura del lavoro moderno. Anche quando il lavoro è abbrutimento resta vivo un frammento di senso, e viceversa, anche quando il lavoro realizza l’individuo resta vivo un frammento di estraneità e di asservimento. 

 

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