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Claudio Panella - Voci che (non) sono la mia: strategie enunciative ibride e ambivalenti nella narrativa del lavoro italiana

Il saggio esplora la più recente produzione narrativa italiana dedicata al mondo del lavoro individuando alcune costanti comuni a scritture dai diversi gradi di finzionalità. Tra queste, in primo luogo, la forma autodiegetica della narrazione dove abbondano l’uso della prima persona grammaticale, un’insistita dialettica con l’extra-letterario e l’esibizione di una qualche matrice autobiografica non priva però di ambiguità. Nella prima parte del saggio si riepilogano i titoli ormai canonici della narrativa testimoniale italiana sul lavoro, a partire da quelli di Aldo Nove, Andrea Bajani e Michela Murgia apparsi quasi simultaneamente una quindicina di anni fa. Nella seconda si riscontrano tendenze simili nel campo del romanzo attraverso l’analisi de La classe avversa (2020) di Alberto Albertini, libro d’esordio anch’esso figlio ma in modi meno appariscenti delle contaminazioni tra finzione, non finzione e autofinzione in voga negli ultimi anni.

The essay explores 21st-century Italian narrative production on work by underlining the presence of constant features in texts with different degrees of fictionality. For example, first-person singular autodiegetic narrators, emphasis on the extra-literary framework and frequent autobiographical inspiration albeit ambiguous. The first part will overview what is now considered the canon of non-fiction literature on work: for instance, the books published approximately fifteen years ago by Aldo Nove, Andrea Bajani and Michela Murgia. The second part will find similar features in a recent debut novel, Alberto Albertini’s La classe avversa (2020), characterized by less obvious forms of contaminations between fiction, non-fiction and autofiction which have become very common in recent years.

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Nei termini di Marx il lavoro chiama in causa nello stesso tempo il regno della necessità e il regno della libertà. Ci sembra che questa ambivalenza possa essere una chiave di lettura dei testi letterari sul lavoro, considerati cioè come formazioni di compromesso rispetto a questa doppia natura del lavoro moderno. Anche quando il lavoro è abbrutimento resta vivo un frammento di senso, e viceversa, anche quando il lavoro realizza l’individuo resta vivo un frammento di estraneità e di asservimento. 

 

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