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Morena Marsilio - Figure della perdita. La scomparsa del lavoro industriale dalla Dismissione allo Stradone

Il saggio indaga la figura della “perdita della fabbrica” nella narrativa italiana sul lavoro dell’ultimo ventennio confrontando tra loro due romanzi emblematici: La dismissione (2002) di Ermanno Rea e Lo stradone (2019) di Francesco Pecoraro. Il primo, di cui si evidenziano le componenti di finzionalizzazione e le frequenti inserzioni metanarrative, è un malinconico resoconto della fine della siderurgia italiana ma anche un “controcanto” operaio per mezzo del quale si rivendicano bellezza, funzionalità, efficienza degli impianti. Il tema della perdita della fabbrica riemerge in forme inattese nel recentissimo Stradone, specie nelle sequenze dedicate alla cultura operaia delle fornaci romane. In questo testo dominano tre dispositivi saggistici e riflessivi: l’iconotesto, il montaggio e l’enumerazione. Lo stradone, in tal modo, viene interpretato come un romanzo-saggio sulla fine del Novecento e sul definitivo “ristagno” delle speranze di emancipazione sociale, in cui l’invettiva prende il posto della malinconia.

The essay investigates the topic of the “loss of the factory world” in Italian fiction of the last twenty years by comparing two emblematic novels: La dismissione (2002) by Ermanno Rea and Lo stradone (2019) by Francesco Pecoraro. The former, whose components of fictionalization and the frequent metanarrative insertions are highlighted, is both a melancholy account of the end of the Italian steel industry and a workers’ “counterpoint”, through which the beauty, the functionality and the efficiency of plants are claimed. The theme of the loss of the factory world re-emerges in unexpected forms in Pecoraro’s latest work, Lo Stradone, especially in the sequences dedicated to the workers’ culture of the Roman furnaces. In this text, three essayistic and reflective devices dominate: iconotext, montage and enumeration. This way, Lo Stradone is interpreted as a novel-essay on the end of the twentieth century and on the definitive “stagnation” of hopes for social emancipation, where invective replaces melancholy.

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allegoria82

Nei termini di Marx il lavoro chiama in causa nello stesso tempo il regno della necessità e il regno della libertà. Ci sembra che questa ambivalenza possa essere una chiave di lettura dei testi letterari sul lavoro, considerati cioè come formazioni di compromesso rispetto a questa doppia natura del lavoro moderno. Anche quando il lavoro è abbrutimento resta vivo un frammento di senso, e viceversa, anche quando il lavoro realizza l’individuo resta vivo un frammento di estraneità e di asservimento. 

 

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